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Le cinque giornate di Milano

A Braccetto con la Storia

Le cinque giornate di Milano

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Ecco a voi un reportage in cui analizzeremo le Cinque giornate di Milano: dalle cause scatenanti agli esiti della protesta. Buona lettura!

Il malcontento

Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone Bonaparte e con il successivo Congresso di Vienna del 1815,Milano ritornò sotto il dominio austriaco come capitale del Regno Lombardo-Veneto.

Il malcontento in città era diffuso da molto tempo, l’ostilità al governo austriaco, già dimostrata dalle manifestazioni di felicità dovute all’elezione di papa Pio IX nel 1846, continuò ad aumentare.

Quando nel settembre 1847 arrivò a Milano il nuovo arcivescovo Carlo Bartolomeo Romili, i festeggiamenti per l’arrivo di un arcivescovo italiano non furono graditi dagli austriaci, comandati dal generale Josef Radetzky. La loro risposta non tardò ad arrivare, la polizia caricò la folla in PiazzaFontana provocando la morte di un milanese e il ferimento di altri.

Lo Sciopero del Tabacco

Nel Gennaio del 1848 seguirono altre manifestazioni come quella per il tabacco. I milanesi per colpire direttamente le entrate dell’impero provenienti dalle tasse sul tabacco smisero di consumare e acquistare tabacco, monopolio dello stato. In risposta a tali atti, il comando austriaco ordinò ai soldati di passeggiare per la città fumando sigari e costringere i passanti a fumare, spesso facendo ricordo alla violenza, ma alcuni passanti reagirono insultando i soldati e altri ancora lanciando pietre. Lo “sciopero” durò per tre giorni, durante i quali i soldati provocarono la morte di 6persone e circa 80 feriti.

La tensione aumenta

Il 12 gennaioscoppiò la rivolta di Palermo contro il dominio dei Borbone, dando inizio a una serie di rivolte che travolgerà tutta l’Europa. Il re Ferdinando II di Borbone concederà la Costituzione, altri imitarono Ferdinando II:

– Il 15 febbraio il Granduca di Toscana Leopoldo II concede la costituzione;

– Il 4 marzo Carlo Alberto di Savoia promulgò lo Statuto Albertino adottato dal Regno Sardo-piemontese;

– Il 14 marzo papa Pio IX emanò lo Statuto fondamentale pel governo temporale degli Stati di Santa Chiesa.

La promulgazione di queste“Costituzioni” fece aumentare ancora di più la tensione a Milano.

La legge marziale

Il 22febbraio venne promulgata la Legge Stataria su tutto il Regno Lombardo-Veneto, con la quale si rimuoveva la garanzia per gli imputati ai processi di fare ricorso alla grazia e prevedeva la pena di morte anche per reati lievi. Le proteste continuarono ma Radetsky non poté utilizzare le truppe per ristabilire l’ordine a causa dei fatti dello Sciopero del Tabacco.

Rivolte a Vienna

La serie di rivolte che investì tutta l’Europa arrivò anche a Vienna, dove il 15 marzo Ferdinando I concesse la Costituzione, questo convinse i milanesi che era giunto il momento di agire.

 

Le Cinque Giornate

Il 18 – Dalla protesta pacifica agli scontri

Il 18 marzosi svolse una manifestazione pacifica davanti alpalazzo del governatore, per richiedere  libertà di stampa, maggiore autonomia di Milano e della Lombardia, l’abrogazione delle leggi più repressive, lo scioglimento della polizia e dell’istituzione di una guardia civica agli ordini del municipio.

La protesta divenne sempre più violenta, i manifestanti costrinsero Spaur, l’allora rappresentante del governatore a firmare diverse concessioni alla città e in tutta la città cominciarono gli scontri per la strada.

Preso alla sprovvista Radetsky si rifugiò nel Castello Sforzescocon 8.000 uomini che salirono a 20.000. Il generale ordinò alle truppe di riconquistare il palazzo del governatore con l’intento di catturare i capi della ribellione che nel frattempo si erano trasferiti in un altro edificio in Via Monte Napoleone.Oltre al castello gli austriaci erano in possesso delle caserme, degli uffici di polizia, degli edifici pubblici e anche del Duomo, da cui alcuni soldati sparavano ai rivoltosi.

Combattimento a Piazza Litta- Baldassarre Verazzi

Il 19

Le strade erano completamente barricate, in quei giorni vennero allestite più di 1700barricate per tutte le vie della città per impedire le azioni ai soldati, inoltre le strade vennero ricoperte di ferri e vetri per impedire attacchi da parte della cavalleria. Le armi raccolte dai musei e dalle case dei signori furono assegnate ai tiratori migliori a causa del loro ristretto numero.

Il 20

Radetsky ordinò a tutte le truppe sparse per Milano di barricarsi nel castello e di mantenere la cinta muraria. Venne abbandonato anche il Duomo, dove due milanesi, Luigi Torelli e Scipione Bagaggia posero il tricolore sulla guglia della Madonnina.

I rivoltosi fondarono un consiglio di guerra nel PalazzoTaverna, che diede vita al governo provvisorio sotto il comando del podestà Gabrio Casati. Per inviare i messaggi all’esterno delle mura vennero utilizzate delle rudimentali mongolfiere, mentre all’interno il ruolo di messaggeri era affidato ai bambini detti Martinitt (Abitavano nell’orfanotrofio di San Martino).

Il 21

Gli austriaci barricati nel castello non controllavano alcun edificio mentre i rivoltosi tenevano ben salde le loro postazioni ma erano a corto di rifornimenti. Radetsky propose una tregua che venne rifiutata dal consiglio. Nello stesso giorno un certo Pasquale Sottocorno, un calzolaio milanese, incendiò la porta del palazzo del Genio in via  Monte Pietà, permettendo ai milanesi di occupare la struttura. Vennero occupate anche le caserme abbandonate dove gli insorti trovarono altre armi.

Il 22

Porta Tosa in Milano di Carlo Canella.

Le strade erano completamente controllate dai milanesi ma gli austriaci continuavano ad occupare il castello e le mura spagnole, mentre la popolazione delle campagne bloccava le strade per arrivare alla città impedendo l’arrivo di rifornimenti agli austriaci. Vista la situazione Radetsky decise di abbandonare la città.

La mattina i milanesi attaccarono prima a Porta Corasina e poi a PortaTicinese ma furono respinti. Il terzo attacco, guidato da Luciano Manara, a Porta Tosa ebbe successo, la porta venne conquistata durante la notte e sancì la vittoria dei milanesi.

Il successo dell’assalto a Porta Tosa si deve a Antonio Carnevali, un ex ufficiale della Guardia di Napoleone, il quale propose di avanzare usando delle barricate mobili costruite con delle fascine spesse 3 metri circa e bagnate per evitare di venire incendiate. I rivoltosi le fecero rotolare davanti a se per proteggersi dai proiettili.

Gli austriaci si ritirarono durante la notte tra il 22 e il 23 e Milano fu libera.

Il 23 le truppe Sardo-piemontesi attraversarono il Ticino dando inizio alla Prima Guerra d’Indipendenza.

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